p 300 .



Paragrafo 3 . Le condizioni di vita della popolazione.

     
Nel  1861,  la  popolazione italiana contava 26  milioni  e  centomila
abitanti, compresi i 4 milioni e centomila del Lazio e del Veneto, non
ancora  annessi  al nuovo stato. Rispetto al 1820, quando  era  di  20
milioni  e  quattrocentomila, essa aveva subto un sensibile  aumento,
dovuto  per non tanto ad un effettivo miglioramento delle  condizioni
di  vita,  quanto  ad  un  saldo della popolazione  in  forte  attivo;
l'indice  di  natalit infatti risultava assai superiore a  quello  di
mortalit,  nonostante  questo, sia pure  in  lieve  flessione,  fosse
ancora  molto alto. Rimanevano infatti pessime le condizioni sanitarie
di  gran parte della popolazione; la speranza di vita si attestava sui
35-40 anni e la mortalit infantile era assai elevata: 200 bambini  su
mille morivano entro il primo anno di vita.
     Molte  migliaia  di  vittime  erano  provocate  dalle  ricorrenti
epidemie  di  vaiolo, tifo e colera. La malaria colpiva  centinaia  di
migliaia  di persone all'anno, specialmente nelle regioni meridionali.
A nord, decine di migliaia di individui si ammalavano di pellagra, una
malattia  dovuta  a gravi carenze alimentari, che in  moltissimi  casi
portava   alla  morte.  Diffuse  e  spesso  mortali  erano  anche   la
tubercolosi, la difterite, il morbillo e la scarlattina.
     La  tanto vasta incidenza delle malattie era dovuta ad un insieme
di  fattori, il principale dei quali era la generalizzata mancanza  di
una   alimentazione  adeguata  e  completa.  Il  consumo  costante   e
prevalente di cereali, integrato solo parzialmente, ma non ovunque, da
legumi,  ortaggi e frutta e quasi mai dalla carne, forniva soprattutto
carboidrati,   mentre  apportava  minime  e  nettamente  insufficienti
quantit di grassi, proteine, vitamine e sostanze minerali. Una  dieta
cos carente e squilibrata, non consentendo all'organismo di acquisire
adeguati strumenti di difesa, limitava le possibilit di sopravvivenza
nei  primi anni di vita, e forniva all'adulto una quantit di  calorie
appena sufficiente per il duro lavoro giornaliero.
     Le  condizioni alimentari erano strettamente collegate con quelle
economiche,  critiche  per  la maggioranza  dei  casi:  il  70%  della
popolazione  era  infatti formato da contadini, la maggior  parte  dei
quali viveva nella miseria; anche gli operai, che costituivano il  18%
della  popolazione  attiva, ricevevano salari  in  molti  casi  appena
sufficienti per la sopravvivenza.
     
     p 301 .
     
     [Grafico  non  riportato: Alimentazione  e  classi  sociali  dopo
l'unit (1879).
     Le   colonne  del  grafico  corrispondono  alla  precentuale   di
famiglie  (distinte tra povere e ricche, e nord,  centro  e  sud)  che
consumavano  normalmente i vari tipi di cibo,  Risultano  evidenti  le
carenze  dell'alimentazione  delle  famiglie  povere,  che  mangiavano
soprettutto  polenta  e  legumi, e raramente carne;  quest'ultima  era
invece  quasi  sempre  presentre sulle tavole delle  famiglie  ricche,
insieme  al  pane di frumento e al vino. Da notare anche le differenze
dovute alla disponibilit ed alle abitudini regionali: massimo consumo
di polenta nel centro-nord, e di legumi e frutta nel sud].
     
     Alla   generalizzata  malnutrizione  si  sommavano   le   pessime
condizioni dell'igiene pubblica, domestica e nei luoghi di lavoro, sia
in citt che in campagna.
     Altri  significativi  indicatori  del  livello  di  sviluppo   al
momento  dell'unificazione  sono quelli  relativi  all'istruzione.  Un
censimento effettuato nel 1861 indica che la percentuale di analfabeti
tra  la popolazione nazionale di et superiore a sei anni era del  75%
(90%  nelle province meridionali). Si deve inoltre ricordare che molti
non  analfabeti erano considerati tali, solo in quanto capaci di  fare
la propria firma, non perch fossero in grado di parlare,
     
     p 302 .
     
     [Grafico  non riportato: Il tasso di analfabetismo delle  regioni
italiane nel 1861 e 1911.
     Il  grafico  evidenzia l'alto tasso di analfabetismo  al  momento
dell'unificazione  (in  nessuna regione    inferiore  al  54%)  e  le
notevoli  differenze regionali (54% al nord, tra l'86%  e  il  90%  al
sud).  Dopo 50 anni ancora maggiore risulta il divario tra le  regioni
settentrionali  e  quelle  meridionali; in queste  ultime  infatti  il
numero degli analfabeti  diminuito in misura assai inferiore a  causa
di  motivi  legati  non  solo alle strutture scolastiche  ma  anche  e
soprattutto per motivi di ordine economico e sociale].
     
     scrivere  e  capire la lingua italiana. Questa,  infatti,  veniva
usata,  pi  o meno correttamente, solo dal 3% della popolazione,  con
punte  pi  elevate in Toscana e a Roma; in gran parte del  territorio
nazionale si parlava il dialetto, anche nelle scuole elementari.
     L'azione  dei  governi  di  Destra a  favore  dell'istruzione  si
limit  all'estensione  su tutto il territorio nazionale  della  legge
Casati  del  1859, che stabiliva l'obbligatoriet e  la  gratuit  dei
primi due anni di scuola elementare. La legge, che pose le basi di  un
sistema   scolastico  destinato  a  durare  per  molti  anni,   bench
rappresentasse un progresso rispetto alla normativa precedente,
     
     p 303 .
     
     non  riusc  ad imporsi omogeneamente sul territorio nazionale  e
nei  diversi strati sociali. L'obbligo scolastico, che pure era  assai
limitato, risult di difficile attuazione in molte aree disagiate  del
paese:  le  spese  infatti erano a carico dei comuni,  poverissimi  in
molti  casi,  mentre  la  persistenza di  misere  condizioni  di  vita
spingeva  molte famiglie a sfruttare anche le capacit lavorative  dei
bambini  piuttosto che mandarli a scuola. Lo stato poi non  si  curava
della  qualificazione  dei maestri, che erano nominati  e  pagati  dai
comuni. Il numero degli allievi per classe poteva arrivare a settanta.
Per  quanto riguarda l'istruzione superiore, il settore umanistico era
nettamente  privilegiato  rispetto a quello tecnico  e  la  formazione
professionale  era trascurata. Nel 1871 la percentuale  di  analfabeti
era  calata  a poco meno del 70%, con punte ancora assai  elevate  nel
sud.
